MOZZARELLA BLU IN CIOCIARIA
31 agosto 2010

MOZZARELLA BLU IN CIOCIARIA

MOZZARELLA BLU IN CIOCIARIA: COLDIRETTI: FARE CHIAREZZA PER I CONSUMATORI “Fare immediatamente chiarezza su quanto accaduto ad Alatri (Fr) che, purtroppo, rappresenta l’ennesima notizia negativà in tema di sofisticazioni alimentari per la nostra provincia”. Così Gianni Lisi, direttore provinciale della Coldiretti di Frosinone che commenta positivamente il sequestro operato dai Nas delle 66 confezioni di mozzarelle dal colore bluastro. “Le frodi e le troppe furbizie mettono  a rischio il futuro di un settore simbolo dell’agricoltura – aggiunge Lisi  - con operatori senza scrupoli che non rispettano norme e regole. Si specula sulla gente che, in una situazione di difficolta' economica, si rivolge a prodotti anonimi di basso costo che non offrono garanzie di sicurezza e genuinità. L’appello che rivolgiamo, ancora una volta, ai cittadini-consumatori, oltre a quello di segnalare ogni eventuale problema riscontrato nei prodotti che acquistano, è quello di guardare e leggere con attenzione le etichette. Non si possono acquistare prodotti derivati che sono importati, dei quali non si conosce la provenienza e che vengono spacciati con marchi e prodotti di poca affidabilità. Purtroppo – aggiunge Loris Benacquista, presidente provinciale della Coldiretti di Frosinone – anche nel settore lattiero caseario non tutti hanno come primo obiettivo la valorizzazione del latte prodotto nelle stalle italiane. Dalle frontiere italiane – ricorda Lisi che recentemente è stato presente proprio con Benacquista alla manifestazione del Brennero contro le importazioni-truffa - passano ogni giorno 3,5 milioni di litri di latte sterile, semilavorati, cagliate e polveri di caseina per essere imbustati o trasformati industrialmente e diventare magicamente mozzarelle, formaggi o latte italiani, all’insaputa dei consumatori. In Italia sono arrivati nel 2009 ben 1,3 miliardi di litri di latte sterile, 86 milioni di chili di cagliate e 120 milioni di chili di polvere di latte di cui circa 15 milioni di chili di caseina. Complessivamente in Italia sono arrivati 8,8 miliardi di chili in equivalente latte (fra latte liquido, panna, cagliate, polveri, formaggi, yogurt e altro) utilizzati in latticini e formaggi all’insaputa dei consumatori e a danno degli allevatori perché, purtroppo, non è obbligatorio indicare la provenienza in etichetta.  Considerando una produzione nazionale di 10,9 miliardi di chili, la Coldiretti stima che tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia sono stranieri mentre la metà delle mozzarelle in vendita sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall’estero, ma nessuno lo sa perché non è obbligatorio indicarlo in etichetta. Oltre ad ingannare i consumatori, si tratta di una concorrenza sleale nei confronti dei produttori che utilizzano esclusivamente latte fresco, perché per produrre un kg di mozzarella “tarocca” occorrono 900 grammi di cagliata dal costo di meno di 3 euro/kg, mentre il prezzo al pubblico di un kg di mozzarella vaccina di qualità non può essere inferiore ai 6/7 euro/kg. Le stalle italiane, come quelle ciociare e laziali,  peraltro sono le più controllate e ci sono circa 6000 veterinari contro i mille della Francia, con una media di un controllo ogni 5/6 giorni. Una situazione che - conclude Lisi - conferma la necessità di accelerare sull’obbligo di indicare in etichetta la provenienza del latte utilizzato per difendere consumatori e produttori italiani ed evitare effetti generalizzati provocati da specifici allarmi sanitari provenienti dall’estero. Queste riflessioni, però, non devono essere poste in evidenza solo quanto accadono fatti come quello di ieri ad Alatri ma sempre al momento dei nostri acquisti. Auspichiamo che in tempi brevi il Governo faccia quanto necessario in relazione alle norme sulla etichettatura e la rintracciabilità come da troppo tempo chiediamo”.

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