COLDIRETTI VITERBO: PER IL PREZZO DEL LATTE GRAVE DISINTERESSE DELLA REGIONE
23 gennaio 2014

COLDIRETTI VITERBO: PER IL PREZZO DEL LATTE GRAVE DISINTERESSE DELLA REGIONE

“Ancora una volta per il settore del latte dobbiamo registrare poco concretezza e troppo disinteresse da parte della Regione Lazio. A parlare è Mauro Pacifici, presidente di Coldiretti Viterbo che aggiunge. Dopo aver preso atto che lo scorso 16 gennaio sono stati sottoscritti  i contratti relativi al prezzo del latte vaccino tra le principali cooperative di produzione laziale e la Centrale del Latte di Roma senza che la  Regione abbia promosso con la dovuta determinazione, nonostante le reiterate richieste della Coldiretti,  un accordo generale tra le parti, tradizionalmente punto di base per la sottoscrizione dei singoli contratti di conferimento, il nostro commento non può che essere negativo.
“Mentre l’Assessorato all’Agricoltura della Regione Lazio si faceva sentire con il suo assordante o quasi silenzio - continua Pacifici- lo stesso giorno la Regione Lombardia mostrava tutta la sua virtuosità nel favorire l’accordo sul prezzo del latte tra le organizzazioni agricole professionali regionali e l‘Italatte (che fa capo al gruppo Lactalis con i marchi Parmalat, Galbani, Invernizzi e Cademartori) per le consegne dal primo febbraio al prossimo 30 giugno 2014 mostrando di capire e tenere in conto dei segnali arrivati sia dal mercato nazionale che da quello internazionale segnalato anche dal continuo progresso del latte spot in Italia e all’estero”.
“Un atteggiamento grave – aggiunge il Direttore della Coldiretti viterbese Andrea Renna-  in quanto nelle ultime due riunioni del tavolo sulla filiera zootecnica convocato dalla Regione Lazio, l’assessorato ha più volte sottolineato la necessità di discutere il futuro della filiera e le future politiche del settore alla luce anche della nuova PAC”.
“Coldiretti anche a livello regionale oltre ovviamente che nella Tuscia  - continua Renna -  ha sempre sostenuto, e l’accordo della Lombardia lo dimostra, che il presupposto per poter decidere ed attuare le politiche non possa non passare per un impegno della Regione per agevolare la determinazione di un prezzo indicativo equo della materia prima da cui dipende la stessa sopravvivenza delle stalle oltre che il mantenimento dei parametri di qualità necessari a valorizzare il latte locale e chi lo produce sul territorio”.   “Il richiesto intervento della Regione in un accordo sul prezzo del latte, sul modello lombardo non avrebbe avuto nessun intento dirigistico, ma soltanto un ruolo propulsore a stimolare una reciproca collaborazione tra le parti per una giusta programmazione delle attività agricole, con l’obiettivo di fornire un quadro chiaro, anche alla Regione stessa, per la messa a punto delle necessarie politiche a favore del comparto”.  

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