SINDACALE
22 ottobre 2013

SINDACALE

 Il saluto di Sergio Marini
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Cari soci, cari amici,  ciò  che avete  fatto  in questi anni nell’accompagnare me, la Coldiretti, l’agricoltura Italiana, il Paese tutto,  lungo il  sentiero del cambiamento è stata  una cosa straordinaria. Avete un grande merito e a voi va  il mio sincero riconoscimento.
Abbiamo lavorato per  stare meglio tra noi stessi e con gli altri,  per migliorare ciò  che ci sta intorno. Lo abbiamo fatto  con coraggio, andando  controcorrente, proprio come  Papa Francesco spesso ci esorta  a fare.

Sono certo, continueremo insieme su questa strada, con la stessa carica emotiva e la stesa  passione  civica che ci ha guidato sino ad oggi.

Per quanto mi riguarda lo farò  per  la Presidenza onoraria  che ho accettato  con fierezza, ma soprattutto perché  questo è il mio  modo di essere, di pensare, di agire,  testardamente legato  a convincimenti profondi non rimovibili.  
Lo farò  a cominciare da ciò che sta  accadendo  nel nostro Paese.

Non  sopporto più che tanta gente metta tutta se stessa per tirare avanti e poi si ritrovi, da anni, in un  paese  che si comporta  come un condannato destinato ad essere sepolto vivo che,  pur di guadagnare  tempo,  si scava la  fossa rendendola sempre più profonda.
Stiamo lasciando ai nostri figli  un Paese  senza idee, senza futuro, un Paese pieno di debiti, litigioso  su  cose  che non interessano a  nessuno. Stiamo consumando tempo   per inseguire il nulla e lo facciamo ogni giorno di più tra rassegnazione e paura.
Io dico, smettiamola! fermiamoci!

Il nostro Paese non  è condannato a morte. Bisogna smettere di piagnucolare e di scavarci   la fossa della  disperazione. Dobbiamo  usare sì il badile, ma  per tracciare sentieri nuovi, illuminati, sentieri possibili che ridiano speranza. E’ questa la ragione che mi ha spinto a dar vita a una Fondazione – Italia Spa e cioè Sostenibile Per Azioni – che ha lo scopo di contribuire a rinnovare e a cambiare nel profondo le scelte della politica italiana, aggregando chi condivide le stesse idee di politiche da adottare e di paese.

Tutto questo possiamo farlo, l’Italia merita molto di più della compassione e degli  sfottò a cui ci stiamo abituando.
Forse proprio dall’agricoltura, non solo come settore, ma come antica e moderna filosofia di vita,  possiamo trarre qualche suggerimento sul come fare. 

L’ agricoltura è abituata da sempre a fare i conti con i ritmi  immodificabili della natura, il tempo immutato  delle stagioni, lo spazio fisico della terra, l’energia libera del sole.  Forse per questo ha saputo custodire, meglio che altrove,  quei  geni preziosi,  che il mito transgenico della globalizzazione   senza regole e  del “tutto, subito e ovunque”, ha fatto perdere ai più, e che oggi  è  causa di cosi tanti guai nel mondo e nel nostro stesso paese.

Geni sani i nostri, quelli dei valori  etici, della  qualità della vita sopra ogni cosa, della solidarietà, della fraternità, di un nuovo umanesimo nell’economia.  Del primato dell’uomo, dei popoli  e dei territori  sulla politica e di quest'ultima sull’economia.
Forse è proprio da questa  filosofia  agricola, che tiene insieme  cura, coltura e cultura,  possiamo ricominciare.
Ricominciamo  dalla sua antica saggezza,  dalla sua  straordinaria capacità di umanizzare l’innovazione e il progresso, di  porre il giusto avanti all’utile, di pesare il vantaggio immediato con la bilancia delle generazioni future.

Ricominciamo allora da NOI.

E’ ora di raccogliere  e far degustare ai più quel frutto raro che ogni giorno  coltiviamo con cura  e che si  chiama ” buonsenso”.  
 
Un grande abbraccio.

   
Sergio Marini

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