PROTESTA PASTORI
25 agosto 2010

PROTESTA PASTORI

COLDIRETTI: la protesta dei pastori si estende a tutte le regioni
Dopo le avvisaglie del mese di luglio e le manifestazioni in Sardegna la mobilitazione dei pastori della Coldiretti si estende a tutte le regioni interessate con incontri territoriali ed iniziative sul piano politico-istituzionale e su quello del mercato per salvare dalla crisi i 70mila allevamenti italiani dove sono allevate quasi 7 milioni di pecore. Realizzare la filiera ovicaprina tutta agricola e tutta italiana per rilanciare un settore che nel Lazio è trainante per l’economia, per il paesaggio, per il made in Lazio agroalimentare; con questo obiettivo Coldiretti chiama a raccolta gli allevatori ovi caprini per presentargli una bozza di piattaforma operativa. Il problema del prezzo del latte ovino che non copre neanche i costi di produzioni è la punta dell’iceberg di un profondo malessere dei pastori che Coldiretti denuncia con forza in quanto derivante da ritardi e debolezze sul piano istituzionale che hanno creato intere autostrade a comportamenti speculativi degli industriali del settore che stanno mettendo a rischio l’esistenza dello stesso. Delle pecore della campagna laziale si sfruttano le positività legate ai richiami del territorio, la qualità delle carni e dei formaggi freschi e stagionati per poi però approvvigionarsi in maniera importante nei Paesi dell’est ed Asiatici.
 “I ritardi e le debolezze sul piano istituzionale - denuncia Leonardo Michelini, presidente della Coldiretti di Viterbo - stanno lasciando spazio a comportamenti speculativi a livello industriale che mettono a rischio la stabilità sociale di interi territori. In Sardegna, dove si produce quasi la metà del latte di pecora, - continua Michelini - vengono riconosciuti agli allevatori 60 centesimi di euro al litro ben al di sotto dei costi di produzione e su valori inferiori del 25 per cento rispetto a due anni fa, mentre la carne di agnello deve subire la concorrenza sleale delle produzioni estere che vengono spacciate come nazionali per la mancanza dell’obbligo di indicare in etichetta l’origine a differenza di quanto avviene per la carne bovina”. Attualmente gli allevamenti ovicaprini si configurano in uno stato di price taker (cioè subiscono il prezzo!) ; la scarsa integrazione di filiera, con costi più alti e bassa capacita negoziale, rappresenta un evidente svantaggio competitivo nei confronti degli acquirenti (sostanzialmente dai macelli e dai caseifici) e degli operatori esteri meglio organizzati che - più concentrati - hanno un maggiore potere contrattuale. La trasparenza della filiera e del mercato e l’informazione del consumatore sono i presupposti per ottenere un miglior reddito dal mercato e una maggiore redditività per le imprese allevatoriali. Nel considerare il settore ovicaprino, dato che l’allevamento si concentra prevalentemente nelle zone svantaggiate, oltre alla sua rilevanza economica e sociale, è necessario tenere presente che tale attività imprenditoriale è il fulcro di un’agricoltura sostenibile e multifunzionale, in particolare per:

  • le esternalità positive associate all’allevamento; l’allevamento svolge un fondamentale ruolo ambientale, oltre che per la salvaguardia del paesaggio e di ecosistemi sensibili;
  • la notevole tipicità delle produzioni casearie;
  • la crescente attenzione del consumatore verso produzioni tradizionali, qualitativamente riconosciute e legate al territorio di produzione.

“Perché il settore possa affrontare un nuovo percorso di sviluppo con interventi strutturali finalizzati a realizzare una “Filiera ovicaprina Tutta agricola e Tutta Italiana” – afferma Gabriel Battistelli, direttore della Coldiretti di Viterbo- è necessario superare le criticità, che oggi rischiano di destabilizzare il settore, con interventi congiunturali quali il ritiro dal mercato degli stocks di pecorino, il ripristino degli sgravi contributivi nelle aree svantaggiate,l’introduzione di misure specifiche nei PSR. A tutto ciò poi dovranno seguire misure strutturali per la costruzione di una filiera ovicaprina tutta agricola e italiana quali moderne strutture di stoccaggio e forme agevolate di accesso al credito per consentire ai produttori una gestione finanziaria adeguata ai tempi di immissione sul mercato, la piena attivazione dei circuiti commerciali di “filiera corta”, lo sviluppo della vendita diretta e priorità nella fornitura di mense scolastiche, mense ospedaliere, ecc., per i prodotti provenienti da “filiera corta”, l’adozione di un sistema di regolamentazione obbligatorio delle etichette che consenta ai consumatori di distinguere il prodotto italiano da quello proveniente da paesi terzi. Sono questi i punti che affronteremo - termina Battistelli - nell’incontro che Coldiretti avrà con il Ministro Galan il 6 settembre”.

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