CASTAGNE
20 ottobre 2010

CASTAGNE

Castanicoltura: da Coldiretti quattro proposte concrete per rilanciare il settore 

Il castagno ha una notevole rilevanza economica e sociale in buona parte della nostra provincia dove svolge un ruolo fondamentale per la produzione del legname e dei frutti (tutelati anche dalla denominazione di origine) ma anche nel presidio del territorio e nella salvaguardia dell’assetto ambientale e idrogeologico. Oltre a rappresentare la memoria fisica di un tempo in cui non ci si poteva permettere il pane, la bellezza dei boschi, con castagni spesso centenari, li rende fruibili anche per scopi turistici e di svago, determinando un ulteriore indotto economico. Purtroppo, questo immenso patrimonio nazionale, già messo a rischio in molte parti d’Italia dall’abbandono delle zone di collina e montagna, da alcune patologie e dalla concorrenza internazionale, quest’anno subisce un ulteriore tracollo determinato dalle bassissime produzioni legate in primo luogo dalle avverse situazioni climatiche che non hanno consentito la normale allegagione e dalla sempre maggior diffusione del “Cinipide galligeno del castagno”, che attacca le piante riducendo quantitativamente e qualitativamente, la produzione dei frutti e pregiudicando a volte la sopravvivenza della pianta stessa. “Diamo atto al Ministero delle Politiche Agricole – afferma Gabriel Battistelli, direttore della Coldiretti di Viterbo - di aver costituito un tavolo di lavoro che sta portando a termine un importante lavoro di predisposizione del  piano di settore castanicolo triennale, che , ci auguriamo, possa anche essere adeguatamente finanziato per non vanificare il lavoro fatto e per ribadire  l’importanza del settore sia a livello provinciale che nazionale.”.
“In occasione dell'ultima Audizione alla Camera in Commissione Agricoltura – riferisce Leonardo Michelini, presidente della Coldiretto di Viterbo - Coldiretti ha evidenziato quali sono le principali esigenze per la tutela del settore che possono essere sintetizzate in quattro punti.

  1. occorre un piano di lotta al cinipide del castagno, coordinato a livello nazionale, che sostenga concretamente la lotta biologica, in particolare ricorrendo a lanci di insetti che si sono dimostrati utili antagonisti e non essendo pensabile ed efficace la lotta fitosanitaria in un ambiente particolare come quello del bosco, spesso inserito in zone a parco o protette.
  2. è necessario stanziare risorse per l’allevamento e il lancio del Torymus sinensis, il parassitoide nemico naturale del cinipide.
  3. ci vogliono strumenti legislativi, sempre a livello nazionale, adeguati a risarcire i gravi danni subiti dai produttori non solo a causa dei parassiti e non solo per l’applicazione delle misure di lotta obbligatoria, ma anche per la conseguente perdita di prodotto per alcuni anni.
  4. serve la ripresa dell’azione a livello comunitario per l’inserimento del castagno tra le superfici a frutta in guscio (nocciolo, noce, mandorlo, pistacchio e carrubo), oggetto attualmente di un finanziamento specifico e il rafforzamento delle misure fitosanitarie nazionali, per evitare il verificarsi, ormai troppo frequente, di introduzione nel nostro Paese di insetti e malattie pericolose per le nostre produzioni (dal cinipide del castagno, al punteruolo rosso delle palme, alla diabrotica del mais o alla tristezza degli agrumi).

Ci auguriamo – termina Michelini - che le istituzioni territoriali interessate possano sostenere queste nostre richieste per dare un futuro alle tante imprese che hanno fatto di questo prodotto fonte di reddito per i diversi settori economici della nostra provincia”.

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